Riflessioni

Newsletter n.24 Newsletter n.24 marzo 2020  

NEWSLETTER DELLA FEDERAZIONE AVULSS                        

Riflessioni e Preghiera                     di p. Arnaldo Pangrazzi  

Carissimi, in questo difficile momento a tutti noi è chiesto di resistere, di rallentare, di fermarci in casa e di sospendere tutte le attività abituali, compresi i nostri servizi di volontariato. Siamo tutti “sospesi” in questi giorni, una condizione per noi inusuale che ora ci accomuna tutti, ovunque viviamo in Italia, e ci fa accorgere della libertà di cui abbiamo sempre goduto solo ora che non ce l’abbiamo più. Fermare i servizi è una scelta, presa responsabilmente e con grande amore, nel rispetto delle Normative emanate sia dal governo che dalle strutture locali, proprio per proteggere i volontari e quelle persone che nel nostro servizio incontriamo, poiché sono proprio loro le più fragili che possono essere più colpite ed avere gravi conseguenze da questo virus sconosciuto. Vi inviamo pertanto una riflessione e una preghiera del nostro caro amico Camilliano Padre Arnaldo Pancrazi che ci invita alla Speranza e a riempire questo tempo di “vuoti” con nuovi legami e nuove relazioni, con modi nuovi e creativi di prendersi cura dei più deboli. Vi siamo vicini con affetto, ma anche con la presenza di un impiegato, Paolo, nella nostra sede, Casa di Marta, a Saronno. Un pensiero vada al nostro fondatore Don Giacomo che preghiamo perché interceda presso Dio affinché cessino le sofferenze di tanta gente.        Il Presidente                          Il Segretario                     Paolo Spinaci                    Francesco Agrusti          

LEZIONI ALL’OMBRA DEL CORONAVIRUS L’epidemia del coronavirus diffusasi nel mondo a partire dal mercato di Wuhan è un fenomeno che sta stravolgendo strutture e stili di vita consolidati. L’OMS ha decretato l’emergenza globale a seguito dell’impatto nei quattro continenti, gli oltre 4000 morti, gli oltre 120 mila contagiati, con i numeri dei colpiti in costante aumento. L’Italia risulta il secondo paese più colpito con oltre 640 decessi e oltre 9.000 infetti. L’impatto sanitario, economico e sociale è di proporzioni impressionanti. L’emergenza sanitaria è la priorità delle priorità, non solo per il drammatico crescendo dei contagiati e dei decessi, ma anche per la carenza di posti letto per i contagiati in fase acuta e per il crescente numero di medici e infermieri infettati o in quarantena. Per cercare di arginare la diffusione del contagio, il Governo ha emanato Decreti Legge finalizzati alla tutela della salute pubblica. Le disposizioni includono norme igieniche, l’evitamento di assembramenti e la distanza di sicurezza, la chiusura di musei, centri culturali, bar e ristoranti, la sospensione di funzioni religiose e attività sportive, l’interruzione delle scuole di ogni ordine e grado, limiti negli spostamenti, se non per ragioni gravi. Nelle stazioni ferroviarie e negli scali aereoportuali sono stati istallati termoscanner per misurare la temperatura corporea, per identificare eventuali portatori del virus e per   contenerne la diffusione. “State a casa!”, è l’urgente appello rivolto a tutti i cittadini, quale condizione essenziale per limitare il contagio. L’impatto economico, anche se grave e drammatico, cede il passo all’urgenza sanitaria. In mezzo al cataclisma prodotto dal coronavirus si impone un altro tipo di riflessione nella consapevolezza, come scrive Willa Cather, che “ci sono cose che si imparano meglio nella calma, altre nella tempesta”. Lezioni da interiorizzare I cinesi hanno un termine per definire la parola “crisi” che ha un duplice significato: “pericolo” e “opportunità”. Sui contenuti del pericolo si è già menzionato nella parte precedente che ha delineato l’impatto del virus nell’ambito della salute, nello sconvolgimento dello stile di vita a livello familiare, sociale e accademico, nel crollo dell’attività produttiva e commerciale. Questa crisi senza precedenti, sull’altro versante, è anche portatrice di verità e messaggi che invocano ascolto e saggia riflessione. All’ombra della “paura” che contagia l’intero tessuto sociale, alimentata anche dalle costanti notizie trasmesse dai mezzi di comunicazione sociale, scaturiscono considerazioni e apprendimenti da valorizzare. Vorrei, quindi, proporrei i volti umanizzanti e speranzosi della paura, quando è vissuta in maniera propositiva e costruttiva. La prima considerazione è che la paura induce a riflettere sulla precarietà della salute e della vita, sulla provvisorietà delle certezze e dei beni acquisiti, sulla realtà o possibilità della mortalità propria o delle persone care o degli altri. Fare introspezione è un’occasione salutare in un tempo caratterizzato dall’eccesso di attenzione all’esteriorità o dalla corsa all’accumulo di sicurezze materiali. La riflessione aiuta  a discernere ciò che è importante ed essenziale da ciò che è effimero e marginale. Riflettere anche sui pregiudizi o sulle false credenze, quale l’illusione di ritenere che ciò che è accaduto in Cina da noi non accadrà mai, così come si coltiva l’aspettativa irrealistica che il cancro, un incidente o la morte non possono colpire la nostra famiglia: sarebbe un’ingiustizia, un’assurdità. Il virus fornisce un bagno di realismo esistenziale e ci rammenta che la tendenza a discriminare può invertirsi rapidamente nel diventare all’improvviso discriminati. In secondo luogo, all’ombra della paura si nasconde la presenza della virtù della prudenza, sotto forma di comportamenti corretti, accortezze igieniche, quali il lavaggio frequente delle mani, l’uso di mascherine per neutralizzare l’infezione. La minaccia del coronavirus motiva ad assumere comportamenti responsabili per tutelare la salute, propria e degli altri, evitando luoghi affollati, condotte imprudenti o nocive al bene comune. La corsa ai treni di Milano per fuggire al Sud rappresenta una condotta impulsiva che accresce, invece di risolvere il problema. Le restrizioni al movimento, l’invito ad evitare contatti sociali, la sospensione di funzioni religiose, culturali e sportive mira a salvaguardare il bene comune nella criticità dell’emergenza. L’imposizione di tanti limiti ha come contraltare ambientale il vivere in ambienti più salubri con meno rumore acustico, meno smog, più silenzi fruttuosi. In terzo luogo, la paura trova un riscontro positivo nell’appello all’unità, alla collaborazione. Insieme si affrontano i problemi, insieme si lavora per contenere il pericolo. La crisi è appello a superare l’egoismo, l’autoreferenzialità, il menefreghismo, le abitudini consolidate, gli interessi politici o commerciali, per riscoprire e mettere al centro la dimensione comunitaria nell’adesione e rispetto delle regole, in un popolo tradizionalmente restio all’osservanza delle norme. La sensibilità e la responsabilità reciproca e condivisa contribuiscono a saldare i vincoli famigliari e sociali in un momento critico della storia del Paese, bisognoso di un riscatto di orgoglio attraverso il coinvolgimento di tutti i cittadini. La solidarietà può trovare espressione nella prossimità agli anziani e alle persone sole o abbandonate attraverso aiuti materiali, contatti telefonici e altre forme di vicinanza. In quarto luogo, la paura che non paralizza ma vitalizza, può trasformarsi in creatività nell’uso del tempo libero, nel dare risposte innovative ai limiti e alle restrizioni imposte dall’emergenza, nel coltivare l’arte come antidoto alla noia, nel gustare un bel film, nel vivere con riconoscenza stimoli culturali o di svago. Nell’ambito educativo le risposte creative si manifestano nelle lezioni didattiche on line, nell’uso positivo della tecnologia, nel tirar fuori idee e progetti nuovi nel contesto della vita personale, familiare o lavorativa. L’invito a cambiare abitudini diventa stimolo a trasformare il vissuto del tempo e della realtà. In quinto luogo, l’apparizione del coronavirus diventa invito all’umiltà e ad un’accresciuta umanità. Spesso non sono le grandi cose che cambiano la storia del mondo, ma quelle piccole, come appunto il coronavirus, che operano nel silenzio e nel nascondimento; sono queste le realtà che sfuggono ai prodigi della scienza e al controllo delle multinazionali, ma costringono ad un realistico approccio agli eventi esistenziali. Il dilagare del contagio è appello a consapevolizzare la fragilità, che contrasta con il mito dell’autosufficienza o dell’invincibilità, a riconciliarsi con i limiti, a fare pace con l’impotenza e a dare il proprio contributo e sollecitudine per consolidare il mosaico dell’umanità operante nella fragilità. Tutto questo ci porta a esprimere gratitudine verso quanti aiutano ad affrontare l’incertezza di questi tempi, in particolare il governo, le forze dell’ordine, i medici, le infermiere, la protezione civile, i volontari. L’umiltà significa anche fare tesoro di un ritmo di vita più lento e meno agitato, in un periodo storico in cui il tempo sembrava non bastasse mai. In questo senso, l’umiltà, dal latino “humus”, aiuta a riscoprire le radici dell’esistenza e a gustare le ore trascorse in famiglia in modo rilassato, offre tempo per leggere, giocare e ricarburarsi interiormente. In sesto luogo, la paura del contagio promuove lo sviluppo della spiritualità, l’apertura a Dio, il bisogno di pregare, l’appello a mobilitare le risorse interiori. Quando le persone vivono momenti di timore o angoscia si affidano alla preghiera per invocare l’aiuto di Dio, perché venga in soccorso delle debolezze umane. Lo fa un paziente prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico, chi vive un momento drammatico in aereo, chi deve sottoporsi a terapie salvavita, chi deve sostenere un difficile esame e così via. L’umiltà è il canale che alimenta la spiritualità. Certo, la Chiesa ha aderito alle direttive del Governo evitando le funzioni pubbliche, ma i sacerdoti e le guide spirituali incoraggiano i credenti e non a far leva sui valori interiori, sulla meditazione, sulle letture che ispirano, per attingervi conforto nell’ora della prova. La spiritualità si manifesta anche nella disponibilità di singoli, gruppi e associazioni a garantire forme di supporto a chi è solo, isolato o malato attraverso l’ascolto, il counseling e la preghiera. In sintesi, la grave crisi che si sta attraversando è un’occasione propizia per tirar fuori “ex malo bonum”, per scoprire potenzialità nascoste, per prestare attenzione a ciò che prima si trascurava, per trasformare la “dis-grazia” in ”grazia”. Eugéne Delacroix scriveva che “l’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro”. Guidato dalla fede e dalla pazienza, il credente affronta speranzoso la nebbia fiducioso che man mano che questa si dissolve potrà contemplare con uno sguardo nuovo il viaggio compiuto e l’insegnamento ricevuto.      p. Arnaldo Pangrazzi m.i.    

PREGHIERA NEL TEMPO DELLA PROVA DA CORONAVIRUS O Signore, quello che sta succedendo attorno a noi ci rattrista e ci infonde paura. Siamo tristi per le opportunità e le sicurezze perdute, l’isolamento forzato, gli abbracci e i contatti trattenuti. Siamo tristi per la solitudine degli anziani,dei vedovi, delle persone sole e bisognose. Siamo tristi per i medici e gli infermieri che si ammalano nell’aiutare i contagiati. Ci rattrista chi muore senza poter godere della vicinanza dei propri cari che non possono dire addio alle persone amate o non le possono accompagnarenel loro ultimo viaggio al cimitero. Ma ancor di più, siamo attraversati dalla paura per la presenza di un virus dal quale nessuno è immune, che mortifica  il nostro falso senso di controllo sulla vita, mette a repentaglio i contatti con i vicini, avvolge di pericolo le cose che tocchiamo, talvolta l’aria che respiriamo.  Aiutaci, Signore, a trasformare la paura in: riflessione sulla provvisorietà dei beni e delle certezze; umiltà che contrasta con il nostro orgoglio, presunzione e autosufficienza; prudenza nel coltivare comportamenti e regole per arginare il contagio; collaborazione per difendere il bene comune della salute e rafforzare il senso di responsabilità e appartenenza; creatività per vivere in modo diverso il tempo libero, da soli o in famiglia, e le diverse opportunità offerte dalle attuali circostanze; spiritualità per nutrirci di Te e della tua Parola, accrescere  la preghiera, concederci sane letture,aprire gli orizzonti al mistero di ogni cosa. Ci affidiamo a Te, Signore, per attraversare questo lungo tunnel, memori della tua promessa: “Non abbiate paura, io sono con voi sempre”. Illumina i ricercatori e guidali a trovare l’antidoto per debellare questa minaccia; consola gli afflitti, rinvigorisci i buoni samaritani e fa’ che l’umanità possa uscire rinnovata da questa prova, più attenta alla reciprocità e più unita a Te che sei la fonte dell’Amore. Te lo chiediamo anche per l’intercessione di Maria, salute degli infermi e consolatrice degli afflitti, e dei santi della Carità, in particolare san Camillo de Lellis e san Giovanni di Dio patroni dei malati, degli operatori sanitari e degli ospedali. Amen                               p. Arnaldo Pangrazzi

LA FINE DELLA COMPETENZA e LA VERA VERITA’

Dr Raniero Mancini, medico e giornalista

Chi è vissuto a cavallo del millennio ha visto il tramonto definitivo della competenza intesa come capacità di differenziare atteggiamenti giusti o sbagliati, comportamenti sani o distruttivi, insomma setacciare, nel sovraccarico informativo, i fatti dalla fantasia, la verità dall’invenzione ed avvicinarsi il più possibile alla verità vera seppur esista.

Oggi gli esperti, se messi a confronto con chiunque navighi internet, sono divenuti incompetenti, ignoranti e inaffidabili perché corrotti. Chi è competente in qualsiasi campo, non è più visto come persona cui fidarsi per un parere qualificato, ma come odioso sostenitore di un sapere elitario e fondamentalmente inutile. Che farsene di libri, titoli di studio, anni di esperienza professionale se esiste Wikipedia? Perchè leggere saggi o giornali quando Facebook o Twitter mettono a tua disposizione notizie autentiche e di prima mano? L’idea che l’esperto sappia cosa sta facendo viene scartata a priori senza riflettere un attimo.

Ma con quale capacità, con quale esperienza e con che professionalità, quel paziente mi propone la Sua cura confezionata e incartata nel primo sito incontrato per caso? La stessa cosa si sta verificando nei rapporti avvocato/cliente, insegnante/studente, politico/cittadino. Tutti sanno quale azione legale intraprendere, cosa deve insegnare la scuola italiana, cosa dovrebbe fare la classe politica per arginare il fenomeno dell’immigrazione. Tutti competenti, nessuno ignorante, grazie al fantastico mondo del web. Ma attenzione se manca l’esperto si crea anarchia informativa e confusione sociale. Allora, in pieno caos comunicativo, nessuno conosce, né sa dove andare a cercare la verità vera. E chi ci aiuterà a stanare, chi ci dirà come e dove andare a scovare il falso, le fake news.

Come si è arrivati a tutto questo? Le motivazioni sono diverse: sovraccarico informativo, la qualità delle notizie, il”bias di conferma”. Venticinque anni fa nel 1994 c’erano tremila siti web online, cinque anni fa nel 2014 ce n’erano più di un miliardo, ed oggi, forse due o tre miliardi? Troppa informazione vuol dire cattiva informazione, più del 90% delle notizie che ci raggiungono è costituito da spazzatura. Ma tutta questa immondizia si puo’ smaltire o riconvertire in qualcosa di utile? C’è chi ci ha provato a ripulire un po’, senza successo. Fino ad oggi nessuno è riuscito a setacciare oggettivamente le fake news dalla verità vera, e questo francamente, non è neanche nell’interesse della rete. Al contrario, ciascuno di noi nell’atto di navigare vuole in cuor suo accettare esclusivamente le prove, i fatti, le notizie e le ricerche che confermano ciò in cui crede, la Sua verità precostituita. Scarta tutto il resto, gli anglosassoni parlano di “bias di conferma”. Tutti abbiamo esperienze, pregiudizi, paure e fobie personali che ci impediscono di accettare il parere degli esperti, e in base a queste emozioni, decidiamo.

Sono molti gli esempi che riguardano la medicina. Pensate alla polarizzazione informativa vax/no vax o alla diatriba secolare sull’efficacia/non efficacia delle cure omeopatiche. Eppoi quante verità ci sono ? Esiste davvero la verità vera, o se la sono inventata i pensatori e filosofi nel corso dei millenni? Ma questo, per chi avrà voglia di seguirci, lo vedremo nel prossimo post.