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Riflessioni

Pubblichiamo in questa rubrica contributi, testimonianze, articoli e riflessioni di coloro che hanno partecipato ai nostri  incontri o al corso base per il volontariato.

 

RACCONTO TESTIMONIANZA  INVIATACI  DA  ANDREA  DELL’ ASSOCIAZIONE ALCOLISTI ANONIMI DI FANO

ALLA ASSOCIAZIONE A..V..U..L..S.S. Mondolfo 18 ottobre 2018

Buona sera io mi chiamo Andrea e sono un alcolista, presentazione alquanto insolita in particolare per tutti quelli che ancora non ci conoscono; vedremo poi, se il tempo non sarà tiranno, le motivazioni che ci portano a tale definizione. Ringraziamo e salutiamo la Direzione dell’AVULS, la S.ra Sonia per il cortese invito e tutti voi presenti. Ci sono con me tre nostre amiche e un amico membri A.A. i quali Vi racconteranno le loro storie di bevitrici e bevitore e del loro recupero. Inoltre c’è anche la rappresentante dei Gruppi dei familiari Al-Anon, collaboratori efficaci per il nostro recupero, ai quali siamo infinitamente grati.

Mi è particolarmente caro fare subito una premessa: – non siamo qui per demonizzare l’alcool e tanto meno il vino, noi alcolisti non abbiamo opinioni sull’alcool, queste le lasciamo ai produttori, rivenditori o sofisticatori di sostanze alcooliche. Non abbiamo neppure opinioni sull’alcolismo, queste le lasciamo ai medici, agli esperti e agli studiosi di alcolismo. Però noi ne abbiamo parecchie e fondate sugli alcolisti, su chi è Andrea. Andrea è uno dei milioni, nel mondo, una persona che a furia di bere in modo ripetitivo è diventato incapace di controllare il proprio bere. Pertanto, noi, gli alcolisti, da un certo momento della nostra vita non siamo più in grado di controllare quanto berremo, non appena abbiamo incominciato a bere. Noi diciamo che siamo per natura diversi , diversi da chi mai diverrà alcolista, diversi bevitori compulsivi, nati con questa tendenza, per una nostra predisposizione e natura genetica. Mentre l’alcolizzato è come un tornado che passa rabbioso attraverso la vita degli altri:, “mogli, figli, genitori, fratelli e amici”, i cuori sono spezzati, le dolci relazioni morte, gli affetti sradicati. Le abitudini egoistiche e sconsiderate hanno messo la casa nel caos. Egli è tanto stordito dall’eccesso del bere e quando il ciclone è finito, esce dal rifugio e dice alla moglie :-“ non preoccuparti se la casa è stata distrutta. Non è forse cessato il vento?

Premetto ancora che nel nostro 5 capitolo del nostro programma c’è questo avvertimento.

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l’alcool “ I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo i sono casi del genere. Non hanno colpa, perche forse sono nati con questa tendenza. Essi sono per natura incapaci a comprendere e sviluppare il sistema di vita che esiga una onestà rigorosa . Purtroppo ci sono questi casi. Le loro possibilità di recupero sono limitate

Cos’è l’associazione degli Alcolisti Anonimi? Che cose fa

Alcolisti Anonimi non ha che un solo scopo, un solo obiettivo: aiutare gli altri alcolisti a recuperarsi dalla malattia. All’alcolista che si rivolge a noi non viene chiesto nulla, tranne che il desiderio di stare meglio. Egli non paga nessuna quota o tassa, non gli si chiede di aderire a qualche particolare opinione sia essa di carattere medico, religioso o politico. L’associazione dà un forte significato al concetto di anonimato e pone i membri sul piano di uguaglianza e dell’unità nel loro recupero. Il termine (anonimato) sottolinea con vigore di porre i principi al di sopra delle singole persone e la rinuncia alla pubblica auto glorificazione.

Alcolisti Anonimi è un’associazione autonoma, si regge con i propri contributi, rifiutando ogni contribuzione esterna, da qualsiasi fonte essa provenga, non è un’associazione di volontariato né di mutuo-aiuto, bensì di auto-aiuto, non prende posizioni su nessuna controversia. Non siamo certamente né evangelisti né riformatori. Siamo solo degli alcolisti in recupero o recuperati, come tali desideriamo aiutare gli altri che vogliono star meglio.

Facciamo questo perché attraverso il programma dei nostri dodici passi abbiamo scoperto che lavorare con gli altri è per noi tutti di vitale importanza per conservare e assicurare la nostra fragile e traballante sobrietà per ventiquattro ore alla volta.

Come Associazione, Alcolisti Anonimi vieni costituita ufficialmente negli USA ad Akron- nel stato dell’Ohio prendendo come data il 10 Giugno 1935, giorno nel quale il secondo alcolista di nome Bob, medico di Akron, beve la sua ultima pinta di birra dopo aver in precedenza incontrato il primo alcolista di nome Bill che gli aveva trasmesso il messaggio. Da quel giorno milioni di uomini e donne, nel mondo, hanno trovato una via di uscita dal loro tormento.

In Italia A.A. giunge più tardi, il primo gruppo apre le sue porte ufficialmente nella primavera del 1974, però il primo alcolista italiano aveva smesso di bere due anni prima(1972). Era un deputato D.C. Ora possiamo contare su 451 gruppi distribuiti difformemente in tutte le regioni. Molto è stato fatto, non con poca difficoltà, dai nostri pionieri, certamente tanto c’è ancora da fare per coprire tutte le restanti vaste zone d’ombra. Nelle Marche ci sono 13 punti di incontro il più vicino a voi è Fano, poi Pesaro, Urbino, Senigallia, Ancona. Jesi, Fabriano, Macerata, Tolentino, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno.

Vorrei chiarire bene ( e cito proprio il nostro cofondatore Bill) che A.A. è un concetto sintetico, un congegno sintetico, per così dire- estratto dalle fonti della medicina, della psichiatria, della religione e dalla nostra esperienza nel bere prima e nel recupero poi. Se volessimo cercare qualche principio di base non lo troveremo che nello studio del professor Carl Jung, psichiatra svizzero, convinto sostenere che solo curando lo spirito attraverso una deflazione dell’IO e attraverso una esperienza spirituale e religiosa, in breve una autentica conversione, si poteva tenere sotto controllo l’alcol e curare l’alcolismo. Egli affermava che ulteriori trattamenti medici e psichiatrici non avrebbero più avuto alcun effetto sull’alcolista. Questo ed altro il Prof. Jung comunicò ad un suo paziente Rowland H. che si era rivolto a Lui per la seconda volta e successivamente questo ad un altro alcolista di nome Ebby ed infine allo stesso Bill. E’ qui che prese, per noi, forma il famoso motto “ Spiritus Contra Spiritum” . In latino, voi sicuramente sapete benissimo, che “ Alcool” si dice “ spiritus” e spiritum viene utilizzato per indicare la più alta espressione religiosa e di contro, purtroppo per noi, anche il veleno più perverso. Jiug non poteva, di certo, immaginare, che in seguito, questa sua teoria fosse, senza dubbio alcuno, la pietra miliare sulla quale, da allora, Bill posò la base della nostra associazione. Altro medico il Dott. Silkworth ebbe parte importantissima nel ripetere a Bill che solo una conversione trasformante poteva sgonfiare “ L’IO ”. Cosi le teorie del Prof. Jung e i suggerimenti del Dott. Silkworth sono oggi di vitale importanza per il nostro recupero e trovano riscontro nel libro “ Varietà dell’esperienza religiosa” dello psicologo William James. Anche noi abbiamo sperimentato, su noi stessi, che tutte le conversioni hanno un denominatore comune: cambiare profondamente le personalità sconfitte. Questi e tantissimi altri principi della medicina e della religione sono stati estrapolati in maniera che l’alcolista possa accettarli in una associazione a lui idonea e metterli in pratica su se stesso e sugli alcolisti sofferenti. l’Organizzazione mondiale della Sanità ci ha indicato la natura della nostra malattia, Alcolismo, malattia doppiamente triplica:- progressiva, incurabile e mortale. E poi malattia fisica, mentale e spirituale. I medici ci hanno prestato le prime cure, ci hanno tenuto in vita fino a quando non abbiamo incontrato Alcolisti Anonimi e per questo siamo infinitamente grati. Abbiamo ancora appreso dalla medicina che l’alcolismo è una malattia complessa; che il bere successivo non è altro che un sintomo di disadattamento alla vita, che come categoria di persone, noi siamo sensibili, immaturi emotivamente, grandiosi nella nostre esigenze, sia per noi stessi che per gli altri, che noi siamo naufragati in qualche sogno di perfezione, sogno non realizzato, noi persone sensibili siamo scappati dalla cruda realtà correndo a prendere la bottiglia, fuga che col tempo si è trasformata in ossessione oppure, come dicono i Sig.ri Medici, in una forte compulsione a bere che nemmeno di fronte alla pazzia o alla morte, nella maggior parte dei casi, siamo capaci di interrompere. Abbiamo imparato sempre dalla medicina che siamo vittime dell’antico problema dell’alcolismo: che la nostra ossessione ci spinge a bere e che la nostra aumentata sensibilità fisica ci garantisce che se non smettiamo finiremo pazzi o moriremo. Questi fatti che, dagli uomini della scienza medica vengono comunicati a noi e da noi trasmessi all’amico alcolista nuovo arrivato, lasciano il segno indelebile.

Il medico attento, vigile e informato tende a portare il paziente alcolista ad essere autonomo, non dipendere più da Lui, ma dipendere, se non del tutto, da se stesso. Quando gli prescrive una terapia di riadattamento si congeda dicendo: ora che conosci quello che ci vuole per il tuo recupero devi agire da solo “ cerca te stesso conosci te stesso, sii forte e sarai capace di affrontare la vita”. La religione dice: “ Conosci te stesso, chiedi a Dio il Suo Potere e diverrai realmente libero”.

A noi piace considerare Alcolisti Anonimi un terreno di mezzo tra i principi della medicina e le filosofie di tutte le religioni, già note da tempo nel mondo, un catalizzatore mancante di una nuova sintesi. Alcolisti Anonimi è quindi un’impresa comune, tutti quei casi che hanno bisogno di una terapia medica vengono inviati ai Sig.Medici e alle case di cura in quanto loro possono dire e fare quello che noi non possiamo né dire né fare, di contro Alcolisti Anonimi può dare supporto alla medicina in quanto noi possiamo entrare là dove il medico non può entrare e tantomeno inoltrarsi. Alcuni di noi hanno fatto a meno di aderire ai principi spirituali dei nostri “dodici passi” suggeriti, essi si sono solo affidati completamente alla loro onestà e al lavoro con gli altri, restando, nel frattempo, non sobri, ma solo astinenti. E’ interessante notare che se hanno perentoriamente messo da parte il concetto spirituale, essi sono sollecitati ad avanzare metodicamente per grandi, sempre con mente aperta, altrimenti non avrebbero mai incontrato una profonda fede, in movimento, nel percorso del loro recupero e, tantomeno, la sobrietà.

Noi alcolisti tendiamo a creare la crisi al nuovo venuto, è chiaro che questo viene fatto indirettamente, raccontando la gravità delle nostre esperienze e le distruzioni fisiche, morali e materiali, lasciamo che sia lui stesso a trarre le conclusioni, che sia lui a riconoscersi, accettare ed infine ammettere che è un alcolista, Ciò avviene in un clima ideale in maniera tale che l’amico, nevrotico, capace di mettere in atto tutte le sue predilette razionalizzazioni si accorge di stare in mezzo ai suoi simili, in mezzo a uomini e donne che hanno uno spirito affine, che parlano il suo stesso idioma, se non soccombe subito lo farà più tardi, quando l’alcol attizza sotto di lui un fuoco più ardente. A questo punto l’amico è preso dentro una morsa psicologica, se le fauci di questa morsa non lo terrà stretto, ci penseranno le successive bevute a far girare la vite della morsa fino al punto che griderà “BASTA”. Solo così diverrà tanto malleabile e tanto dipendente come un ammalato di cancro che accetta tutte le terapie che il medico gli prescrive. A queste condizioni, accettare le implicazioni spirituali del programma suggerito non presenta più nessuna difficoltà nemmeno per le persone più sofisticate, che siano esse atee o agnostiche. Questo chiarisce appieno che noi non abbiamo bisogno di evangelizzare gli alcolisti, se ancora possono ragionare con il proprio cervello, essi restano, accettano, praticano e vivono il programma. Noi suggeriamo, pertanto, la parte spirituale perché abbiamo sperimentato su noi stessi che non possiamo farne a meno per conseguire una consolidata sobrietà con pace della mente e serenità dell’anima. I dodici passi del programma vengono da noi riassunti in cinque momenti:

  1. Ammissione del nostro alcolismo;

  2. Analisi profonda e catarsi personali;

  3. Aggiustamento di tutte le relazioni personali;

  4. Dipendere da un Potere Superiore;

  5. Lavoro con gli altri alcolisti.

Attraverso questo pescoso noi abbiamo sviluppato un radicale cambiamento di personalità, un cambiamento di tale livello che non potremo mai spiegare appieno. Possiamo solo dire che questi fatti irrazionali e inspiegabili siano avvenuti perché un Potere più Grande si sia realmente messo in cammino. Questo è quanto noi alcolisti cerchiamo di spiegare con altri alcolisti sulla base personale dell’esperienza spirituale che ci ha portato a quel profondo cambiamento di personalità che non sarebbe mai avvenuto ( come dice Bill) senza la presenza dello Spirito Creativo dell’Universo. Ci rendiamo perfettamente conto che noi alcolisti non abbiamo nemmeno sfiorato la superficie del grande problema dell’alcolismo. Siamo pertanto coscienti che i nostri risultati possono trasformarsi in stati di una eccessiva euforia come gli stessi che producevano le nostre bevute, comprenderete, quindi, quando le nostre risorse siano limitate e per ciò abbiamo sempre bisogno di un Potere Superiore.

Alcuni alcolisti non hanno creduto a questi principi e hanno scelto un’altra strada. Noi sappiamo ora dove sono; i più fortunati all’osteria, i meno in galera o al manicomio e gli altri già al cimitero. Purtroppo di alcolismo si muore ed io, nei mie tantissimi anni in A.A., ne ho visti a ceentinaiai. Tutte persone che non avevano speranza. Credevano di trovare una strada più semplice e più comoda. Moltissimi, i più fortunati, di questi casi sono ritornati da noi perché hanno capito che se no lo avessero fatto sarebbero diventati pazzi o morti. E oggi ci raccontano con off-humor le loro storie.

A proposito di carcere vi posso assicurare che molti alcolisti finiscono in galera dopo aver commesso reati sotto gli effetti devastanti dell’alcool e della droga, attenzione che anche l’alcol è una droga. Ho aperto un gruppo di A.A. dentro il carcere di massima sicurezza di Fossombrone, e per circa 10 anni ho coordinato le riunioni di A.A. per i detenuti.. A tal proposito vi voglio fare ascoltare una lettera scritta da un detenuto.- Ve la leggerà l’amica A.A.( Rosa 1, nome fittizio).

Sono Rosa 1 alcolista vi leggo la lettera del detenuto Zefferimo

== VOGLIA DI RICOMINCIIARE == (storia di Zefferino detenuto)

Eccomi qui che per la prima volta provo a scrivere ad “Insieme”. (la nostra rivista mensile)

E’ tanto tempo che ho voglia di scrivere qualcosa di me, ma ho sempre paura di spiegarmi male, anche perchè sono una frana nello scrivere in quanto non ha mai frequentato scuola per il fatto che ero troppo occupato a bere.

Mi chiamo Zefferino e sono un alcolista. Ho cominciato a bere , dall’età di 13 anni, solo la domenica; poi, a 16 anni, bevevo e mi drogavo tutti i giorni. Ho usato ogni tipo di droga ; più ne trovavo e più ne buttavo giù; pertanto continuavo a bere sia drogato che non drogato. Ne ho combinate di tutti i colori, finche all’età di 25 anni appena compiuti, ubriaco e fatto con altre sostanze , ho ucciso un mio amico. Eravamo uno più ubriaco dell’altro e in pochi millesimi di secondo ho fatto un massacro, l’ho trucidato con tante coltellate. Appena successo il fattaccio sono scappato in Germania, ma dopo due mesi di latitanza mi hanno arrestato.

In prigione ho continuato a bere ed ubriacarmi tutti i giorni (avevamo diritto a 1/ 2 litro al giorno però c’erano quelli che no bevevano che me lo passavano) e assumevo psicofarmaci .

Dopo qualche mese di detenzione, ho cominciato a frequentare dei corsi di recupero per Alcolisti.

Per i primi 5 anni non credevo che avrei potuto smettere, cambiare: non credevo proprio più a nessuno; così saltuariamente riuscivo a no bere per un paio di mesi, ma poi ricordavo il mio passato, tuttavia continuavo a mentire a me stesso. Dentro di me pensavo di essere pazzo e che per me fosse finita !. In seguito sono stato trasferito al carcere di Fossombrone nelle Marche ,in un cella singola, nella quale, in completo isolamento, avevo modo di riflettere. la famiglia nel contempo si adoperava con la Direzione del carcere, con il Sert e la Psicologa al fine che si mettessero a contato con gli Alcolisti Anonimi di Fano, cosi è nato il gruppo di A.A. del carcere di Fossombronee per questo sono infinitamente grato alla Direzione ed A.A. di Fano.

Praticando il programma di A.A. e restando uniti nel gruppo, condividendo le esperienze degli altri membri ed affidandomi al mio Potere Superiore, con le fatidiche 24 ore e la potente preghiera della serenità, si è realizzato il miracolo anche per me che non credevo assolutamente ai miracoli.! A.A. mi ha insegnato a credere e dare valore alla mia persona ed accettare con serenità le cose che non posso cambiare , la forza per cambiare quelle che posso e in fine la saggezza di conoscere la differenza. Mi insegnato ad amarmi e ad amare, avere fede e costanza e che soprattutto si può vivere senza alcool e droghe. Giorno dopo giorno nel recupero sto cambiando il mio stile interiore di vita senza più disperarmi; da un anno e mezzo sono sobrio in tutti i sensi: non prendo più una pillola per il mal di testa. Credetemi: con affianco a me il mio Potere Superiore, il carcere che sto scontando ora da sobrio per me non è più un tormento;quando vivevo con l’alcool quella SI’ che era una prigione crudele.

Ora mi accetto e accatto la mia condizione, l mio passato e mi ritengo un ragazzo fortunatissimo in quanto grazie ad A.A. ho sospeso la mia condanna all’alcool; ora mi rimane quella della giudiziaria . Ogni giorno cercherò di tagliare il traguardo e alla potrò dire:” Anche oggi ce l’ho fatta a tenere botta alle 24 ore. Ora ho 33 anni e sono felicissimo di guardarmi alla specchio; da sobrio mi sento vivo e mi ripeto che forse è meglio che tutto questo sia successo a me che ad altri in quanto molti non ce l’hanno fatta , in 8 anni visto una ventina di detenuti che non hanno resistito e si sono suicidati; la maggior parte di questi erano tossico-dipendenti forse anche alcolisti e, credetemi, è squallido e triste vedere dei giovani o memo giovani che la fanno finita per la disperazione. Anche io avevo perso ogni speranza , ero arrivato a toccare il fondo, per A.A. mi ha turato su dal fondo e mi ha ridato fiducia, fede e speranza nel Potere Superiore che secondo me forniamo tutti noi A.A. messi insieme. L’importante è crederci ed io adesso credo in A.A. ora amo vivere anche con tutti miei problemi riesco a vivere con serenità e amore le mie giornate . Dietro le sbarre, nello squallore del’isolamento della mia cella non sono più solo ci siete voi , amici carissimi infinitamente grato.

Serena 24 ore a tutti , ciao , Zeffrerino.

Dalla Casa Penale di Fossombrone 6 ottobre 1999 …

Come vedete , questo è solo un esempio, ma in quasi tutto mondo ci sono migliaia gruppi di recupero di AA nelle carceri, ciò prova che questo metodo funziona anche per i detenuti . Ho assistito a tanti incontri mondiali di A.A. e proprio a Toronto in Canada nel 2005 il coordinatore di quel meeting che era un indiano del Dakota consegnò alla direttrice del carcere di massima sicurezza di San Quintin California la 100 milionesima copia del grande libro perchè in quel carcere fu detenuto e giustiziato il 2 maggio del 1960 il famoso bandito della luce rossa Gharyl Chesmann, il quale entrò per ben 12 volte dentro la camera a gas per essere giustiziato, all’ultimo momento gli veniva rinviata la sentenza.

Fu un caso che creò moltissima indignazione e clamore in tutto il modo. Intervennero capi di stato di tutto il mondo e i Papa fece centinaia di appelli, ma li USA non ascoltò nessuno. Ero studente a Camerino e lo seguimmo tutti a scuola con i professori. Chi avrebbe poi mai pensato di ritrovare questa triste storia negli scritti Bill Coofondatore di A.A. .

Su questa triste storia c’è anche un film “ <Braccio della morte cella2445,” con il quale il nostro cofondatore, Bill aveva tenuto molta corrispondenza epistolare ed era convinto che il nostro programma serviva anche ai detenuti. (E questo ve lo posso provare con la mia esperienza personale per aver aperto nel supercarcere di massima sicurezza di Fossombrone un gruppo di recupero per detenuti che stanno scontando penefino a trenta anni per aver commesso reati sotto gli effetti dell’alcool e droghe). (chiudo questa parentesi e ritorno al nostro metodo).

Vi ho solo offerto a grandi linee un quadro della nostra vita associativa, avremmo voluto più tempo per poter offrirvi con maggior dettaglio come si svolgono le nostre riunioni di gruppo, delle salde amicizie che abbiamo con tutte le istituzioni nel mondo e che mai, prima di ora, avremmo potuto avere. Avremmo voluto condividere con Voi i nostri dodici passi sintetizzati nei suddetti cinque momenti, come noi siamo giunti ad imparare un po’ di pazienza, di onestà, di tolleranza, ma soprattutto un po’ di umiltà da mettere al posto dei nostri precedenti grandi difetti, (orgoglio ed egocentrismo).

Pertanto per concludere, come Bill si rivolgeva ai medici della sezione neurologica e psichiatrica dello Stato di New York, io oggi qui a Mondolfo, mi permetto di rinnovare, con tanta umiltà, l’invito ad essere Voi a portare il messaggio di alcolisti anonimi al di là di questa stanza, nelle strade, nelle piazze, nelle vie di Mondolfo e di tutta Italia e, perché no, anche nei bar e in quei luoghi dove fummo, un tempo, non molto lontano, tutti noi impoveriti di ideali e vittime del male alcoolismo: solo Dio conosce l’immane miseria e le vittime che potranno essere salvate se racconterete Voi la storia di Alcolisti Anonimi. Grazie.

Andrea


LA FINE DELLA COMPETENZA e LA VERA VERITA’

Dr Raniero Mancini, medico e giornalista

Chi è vissuto a cavallo del millennio ha visto il tramonto definitivo della competenza intesa come capacità di differenziare atteggiamenti giusti o sbagliati, comportamenti sani o distruttivi, insomma setacciare, nel sovraccarico informativo, i fatti dalla fantasia, la verità dall’invenzione ed avvicinarsi il più possibile alla verità vera seppur esista.

Oggi gli esperti, se messi a confronto con chiunque navighi internet, sono divenuti incompetenti, ignoranti e inaffidabili perché corrotti. Chi è competente in qualsiasi campo, non è più visto come persona cui fidarsi per un parere qualificato, ma come odioso sostenitore di un sapere elitario e fondamentalmente inutile. Che farsene di libri, titoli di studio, anni di esperienza professionale se esiste Wikipedia? Perchè leggere saggi o giornali quando Facebook o Twitter mettono a tua disposizione notizie autentiche e di prima mano? L’idea che l’esperto sappia cosa sta facendo viene scartata a priori senza riflettere un attimo.

Ma con quale capacità, con quale esperienza e con che professionalità, quel paziente mi propone la Sua cura confezionata e incartata nel primo sito incontrato per caso? La stessa cosa si sta verificando nei rapporti avvocato/cliente, insegnante/studente, politico/cittadino. Tutti sanno quale azione legale intraprendere, cosa deve insegnare la scuola italiana, cosa dovrebbe fare la classe politica per arginare il fenomeno dell’immigrazione. Tutti competenti, nessuno ignorante, grazie al fantastico mondo del web. Ma attenzione se manca l’esperto si crea anarchia informativa e confusione sociale. Allora, in pieno caos comunicativo, nessuno conosce, né sa dove andare a cercare la verità vera. E chi ci aiuterà a stanare, chi ci dirà come e dove andare a scovare il falso, le fake news.

Come si è arrivati a tutto questo? Le motivazioni sono diverse: sovraccarico informativo, la qualità delle notizie, il”bias di conferma”. Venticinque anni fa nel 1994 c’erano tremila siti web online, cinque anni fa nel 2014 ce n’erano più di un miliardo, ed oggi, forse due o tre miliardi? Troppa informazione vuol dire cattiva informazione, più del 90% delle notizie che ci raggiungono è costituito da spazzatura. Ma tutta questa immondizia si puo’ smaltire o riconvertire in qualcosa di utile? C’è chi ci ha provato a ripulire un po’, senza successo. Fino ad oggi nessuno è riuscito a setacciare oggettivamente le fake news dalla verità vera, e questo francamente, non è neanche nell’interesse della rete. Al contrario, ciascuno di noi nell’atto di navigare vuole in cuor suo accettare esclusivamente le prove, i fatti, le notizie e le ricerche che confermano ciò in cui crede, la Sua verità precostituita. Scarta tutto il resto, gli anglosassoni parlano di “bias di conferma”. Tutti abbiamo esperienze, pregiudizi, paure e fobie personali che ci impediscono di accettare il parere degli esperti, e in base a queste emozioni, decidiamo.

Sono molti gli esempi che riguardano la medicina. Pensate alla polarizzazione informativa vax/no vax o alla diatriba secolare sull’efficacia/non efficacia delle cure omeopatiche. Eppoi quante verità ci sono ? Esiste davvero la verità vera, o se la sono inventata i pensatori e filosofi nel corso dei millenni? Ma questo, per chi avrà voglia di seguirci, lo vedremo nel prossimo post.

 

Mondolfo 10 dicembre 2018


 


 

 

 

 

Ci hanno chiesto

In questa rubrica pubblichiamo la rielaborazione di quesiti o preoccupazioni inviatici dai lettori che abbiano un interesse collettivo e che si riferiscano alla salute o agli aspetti sociali della vita quotidiana.

Le risposte sono pubblicate a cura del Responsabile culturale consultando esperti nello specifico aspetto del problema.

Sonia Capozucca
Responsabile culturale

 


 

Mondolfo, 2 giugno 2018                                     N E W

Cara Sonia,
ho partecipato alla conferenza che avete organizzato qualche mese fa a Mondolfo sulla dipendenza da gioco d’azzardo.
Temo che mia madre possa essere caduta in una dipendenza compulsiva.
Come posso fare a capire se è un problema vero o se sono esagerato? A chi posso rivolgermi?

F. D.

Caro F.D.
Il gioco è un’attività ricreativa generalmente sana e fondamentale ad ogni età.

All’inizio, con le prime vincite, il giocatore prova un senso di euforia ed onnipotenza. Gli sembra facile acciuffare la vittoria ed avere nelle mani tutto ciò che desidera.

Nel giro di poco tuttavia inizia a fare i conti con le perdite. Frustrazione e abbattimento si impadroniscono di lui e cominca a fare puntate sempre più elevate nella convinzione che riuscirà a trovare il giusto stratagemma per sbancare e vincere.

Poi gli aspetti della vita passano in secondo piano e vengono comunque vissuti in funzione del gioco che diventa un pensiero martellante.

Prova a riflettere con lei su qualche consiglio utile per chi ama giocare:
1) Gioca per piacere. Il gioco non è un mezzo di guadagno
2) Non riutilizzare la vincita per un’altra partita ma per un’altra soddisfazione
3) Non chiedere soldi in prestito. Eviterai debiti e ti costringerai a porti un freno
4) Stabilisci una somma limite all’inizio di ogni partita e non tenere in tasca bancomat, assegni, carte di credito.
5) Concediti delle pause per fare un bilancio delle entrate e uscite oltre a verificare quanto tempo hai trascorso a giocare.

Se non basta:

nel nostro territorio è partito da poco il progetto Login. (Orientamento al gioco e internet)
per informazioni info@loginzone.it tel. 3389331724 www.loginzone.it

Fano: unità operativa semplice. Via Roma 108 tel. 0721 1932481 Fax 07211932486 Ref. Barbara Berzigotti.

Sonia